Valeria

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Dafne Palmieri, la mamma che si batte per difendere la vita dei bambini

Da due anni il Centro trapianti pediatrico del Monaldi è chiuso, a seguito della morte di 8 bambini su 9 che dal 2014 al 2016 si erano rivolti alla struttura. Da centro di eccellenza per l’attività trapiantologica di tutto il Sud Italia a centro tristemente noto per gli esiti infausti.

Da due anni noi ce ne stiamo occupando, come consiglieri regionali del M5S e in Commissione Trasparenza che io presiedo.

In questa intervista parla Dafne Palmieri, la mamma di uno dei bambini trapiantati al Monaldi, che si batte senza sosta per difendere la vita dei bambini.

Non basta aumentare i fondi alla Sanità se a gestirli sono De Luca e i suoi amici

La notizia dello sblocco di svariati milioni per il nuovo piano ospedaliero non basta purtroppo a immaginare un futuro migliore per la sanità campana.
Per una gestione che vada nella direzione della reale tutela della salute dei cittadini, bisognerebbe ripartire dai criteri di nomina dei direttori generali.
Continuare a far sì che sia la politica a nominare in maniera monocratica chi deve gestire i milioni che arriveranno, ovvero i direttori generali, comporterà inevitabilmente che quei fondi non verranno sempre investiti per migliorare l’assistenza sanitaria, ma magari per creare reparti utili solo per piazzare primari amici.
È già accaduto a Salerno col raddoppio della cardiochirurgia per piazzare come primario il consigliere di De Luca e presto accadrà anche all’ospedale del Mare, dove fondi pubblici verranno investiti per smantellare un polo materno infantile nuovo di zecca e far posto ad un inutile reparto poltronificio.

 

Il tramonto della dinasty De Luca

Un satrapo. Isaia Sales non poteva trovare definizione migliore per Vincenzo De Luca, del quale finalmente è emersa la sua vera figura. Ovvero quella di un ducetto vendicativo e arrogante, che non ammette critiche alla sua incapacità amministrativa. Un uomo politicamente morto, che prima evita le domande dei giornalisti e poi li accusa di squadrismo e camorrismo, riconoscendo come unici canali di comunicazione quelli che non prevedono contraddittorio. Stile che ha già trasmesso al figlio Piero, che nella conferenza convocata per l’analisi della sua mortificante batosta elettorale, si è limitato a leggere un ridicolo proclama scritto da altri, per poi dribblare le domande dei cronisti, forte della protezione degli scendiletto di papà. I continui segnali di insofferenza del governatore scandiscono oggi la fine della parabola del potere autarchico gestito nel chiuso della sua famiglia. Finanziando l’editoria con fondi distribuiti a pioggia e spazi pubblicitari per la messa in onda di spot istituzionali con i soldi dei contribuenti, De Luca nutriva l’ambizione di dettare la linea editoriale a tutti gli organi di informazione. Come ai tempi del Minculpop e delle veline ai giornali.
Tempi che appartengono alla storia passata. A cui presto consegneremo anche questo governatore.

Per De Luca la maggioranza dei campani è camorrista.

Nel chiuso di una stanza, attorniato dai suoi sodali di partito, De Luca ha offeso uno ad uno tutti i cittadini di questa Regione, accusandoli di essere dei camorristi e di aver espresso il loro voto in quanto pilotati da forze oscure.
Per il governatore della Campania, se il Movimento 5 Stele ha ottenuto percentuali da capogiro in una Regione che questo piccolo dittatore considera un suo feudo, non è perché i campani hanno premiato un progetto politico sostenuto da candidati competenti ed onesti, ma unicamente perché manovrati dalla camorra.

Ci aspettiamo ora che i politici e gli amministratori presenti ieri alla direzione del Pd, prendano le distanze dalle gravissime affermazioni di De Luca.

E che si uniscano a quanti, cittadini ed elettori di questa Regione, invocano le dimissioni di un uomo dal linguaggio violento, i modi squadristi e che non perde occasione per manifestare la sua palese incapacità a governare un territorio come la Campania.

 

Eccellenza dell’aerospazio lascia la Regione

 

La Regione Campania rischia di perdere un’eccellenza dell’aerospazio.
E’ il caso dell’ex Consorzio Sicta, oggi Tecnosky srl. Nonostante i riconoscimenti a livello internazionale ricevuti nel settore dell’Air Traffic Management, nei mesi scorsi il Consorzio è stato messo in liquidazione anticipata ed è stata aperta la procedura di licenziamento collettivo per tutti i 44 dipendenti.

Dalla sede centrale di Capodichino, a partire da maggio ingegneri e ricercatori saranno trasferiti alla sede di Roma e riassunti con un contratto decisamente più sfavorevole di quello attuale.

Una scelta motivata dallo stesso management, adducendo questioni non tecniche né di natura economica, ma puramente organizzative.
Un vero e proprio schiaffo assestato ad un territorio nei mesi scorsi illuso dal governatore De Luca e dal suo partito con mirabolanti annunci su politiche di rilancio, mentre si continua ad assistere allo smantellamento perpetuo delle sue eccellenze e alla fuga delle sue professionalità.