IO VOGLIO COMBATTERE PER CAMBIARE LE COSE

IO VOGLIO COMBATTERE PER CAMBIARE LE COSE

IO VOGLIO COMBATTERE PER CAMBIARE LE COSE

Venerdì ero stata invitata a prendere parte alla sessione finale di un ricco convegno, in cui tra le altre cose si parlava di MEDICINA NARRATIVA e UMANIZZAZIONE DELLE CURE.
Sarei dovuta rimanere il tempo del mio breve intervento e invece sono rimasta così colpita dal tema che mi sono fermata quasi 3 ore ad ascoltare.
Non avevo mai sentito parlare di MEDICINA NARRATIVA e per me è stata una meravigliosa scoperta. Attraverso la medicina narrativa i medici, e tutti gli operatori sanitari, possono coltivare ed ampliare le proprie capacità empatiche, riflessive, di ascolto e riuscire a prendersi cura della persona con le sue emozioni, paure, speranze, oltre che curare la malattia.
Sentir parlare di empatia, di relazione di cura, di formazione del personale medico e infermieristico mirata all’imparare a stabilire la relazione e la giusta comunicazione con la persona-paziente, ascoltare di esperienze nelle realtà sanitarie e ospedaliere del Centro-Nord in cui questo è già realtà ha suscitato in me riflessioni e sentimenti diversi.

1. Anzitutto ho sentito rafforzato in me il SENSO del mio impegno a difesa del diritto alla salute della mia gente.
Non si tratta di una battaglia per combattere lo smantellamento della sanità pubblica, per combattere gli sprechi, per ridurre le liste d’attesa etc etc etc.
Tutti questi sono i mezzi, ma il fine, il SENSO è uno solo: prendersi cura di chi è malato, far sentire accolto, rispettato nella sua dignità e accompagnato chi vive il momento di più grande fragilità, proteggere la vita!

2. Ho provato molta rabbia per le condizioni di emergenza continua in cui hanno ridotto la nostra sanità campana.
Come si fa a parlare di ascolto del paziente, amorevolezza, di prendersi cura e non solo curare nelle situazioni critiche delle nostre strutture sanitarie, sovraffollate, spesso fatiscenti, coi pazienti lasciati per giorni e giorni nei corridoi sulle barelle, in condizioni di nessuna privacy e nessuna dignità?
Come si fa a parlare di empatia, relazione di cura, tempo dedicato all’ascolto del paziente davanti ai nostri medici, infermieri e oss, stressati, costretti a un superlavoro per la carenza di personale e i deficit organizzativi, demansionati, sempre più oggetto di aggressioni, vessati dagli stessi datori di lavoro perché bisogna dire che va tutto bene e che la sanità campana è come quella svedese?
Ho provato molta rabbia perché noi cittadini campani paghiamo persino più tasse dei veneti, dei toscani, degli emiliani, dei lombardi etc etc etc eppure da noi l’umanizzazione delle cure è una chimera affidata all’eroismo e alla virtù personale degli uomini e delle donne di buona volontà della nostra sanità.

Non posso e non possiamo accettare che tutto debba andare così, che non dobbiamo avere lo stesso diritto alla salute e alla vita dei cittadini del resto d’Italia, che il “prendersi cura” non possa trovare spazio strutturalmente nella nostra sanità perché qui manca persino l’essenziale.
E soprattutto non dobbiamo accettare di continuare a farci prendere in giro da una politica disumana che mangia le vite per la sua brama di potere e che continua a convincerci che va tutto bene.

IO VOGLIO COMBATTERE PER CAMBIARE LE COSE.

 

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