REINTEGRO PER GLI INFERMIERI E DIMISSIONI DEI VERTICI

REINTEGRO PER GLI INFERMIERI E DIMISSIONI DEI VERTICI

REINTEGRO PER GLI INFERMIERI E DIMISSIONI DEI VERTICI

Anche questa è violenza sulle donne, non salvaguardarne la dignità e la sicurezza nel momento di massima intimità e fragilità come quello del parto.
Adesso con chi se la prenderà De Luca?
Questa ennesima indicibile vergogna dimostra quello che noi sosteniamo dinanzi a ognuno degli infiniti scandali che si susseguono senza sosta nell’Asl Na 1, dal reparto chiuso per la festa, alla dottoressa deceduta per tubercolosi, agli appalti truccati dell’ospedale del Mare, alle formiche del San Giovanni Bosco e oggi la pioggia in sala parto: le responsabilità sono di chi gestisce la sanità con sciatteria, senza cura e senza competenza; le responsabilità sono di chi ha smantellato tutti gli ospedali napoletani orientando ogni singolo euro di spesa verso l’ospedale del Mare; le responsabilità sono di chi non è intervenuto neppure con la manutenzione ordinaria in un ospedale in cui le formiche su una paziente, e oggi persino la pioggia in sala parto, non sono colpa di infermieri costretti a lavorare in condizioni degradanti, ma dei vertici dell’ospedale che doveva fare manutenzione e interventi strutturali e non l’ha fatto.
Lo certifica la ditta intervenuta per la disinfestazione: le formiche entrano ovunque per colpa delle carenze strutturali.

Ora basta, ma basta sul serio.

Senza dover attendere un secondo di più chiediamo che quegli infermieri incolpevoli, la cui dignità professionale è stata già troppo calpestata, vengano immediatamente reintegrati con pubbliche scuse.
E chiediamo la rimozione immediata del direttore sanitario del San Giovanni Bosco e di tutti i vertici dell’Asl Na 1, a partire dal direttore generale, dimostratisi totalmente e pericolosamente inadeguati.
Lo pretendiamo, a salvaguardia della vita e della dignità dei pazienti.

IL MIO IMPEGNO CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Da donna i maschi che usano violenza sulle donne mi fanno SCHIFO.

Ci sono tante forme di violenza, alcune più sottili e subdole, altre così atroci da togliere la dignità e la vita. Da donna nelle istituzioni posso dirvi che la violenza verso le donne arriva fin lì dentro, nel maschilismo del potere che non accetta che una donna possa tenergli testa, e io ne so qualcosa, l’ho subita sulla mia pelle, ma avevo le spalle forti per lasciarmela scivolare addosso. Per moltissime non è così, per moltissime si tratta di una violenza ben più brutale.

È da quando sono nelle istituzioni che provo a fare qualcosa.

– C’è una legge a mia prima firma che vuole dare risposte alle donne vittime di violenza. È una legge importante che istituisce il codice rosa nei pronto soccorso e le equipe multidisciplinari per la presa in carico delle donne vittime di violenza, che definisce i requisiti delle case rifugio e mette in rete tutti i soggetti istituzionali che devono intervenire nella prevenzione e nel contrasto alla più vile delle violenze. Quella legge giace da un anno nei cassetti senza che la maggioranza di De Luca abbia ritenuto che andasse discussa e approvata. Anche questa è violenza.

– Da 3 anni e mezzo mi batto per salvare lo straordinario polo materno infantile dell’Ospedale del Mare contro la volontà del pessimo De Luca di smantellarlo, per favorire le cliniche private. Eppure in Campania abbiamo la maglia nera delle morti da parto. Le donne e le madri hanno diritto a un’assistenza degna di questo nome, non devono rischiare la vita nell’atto di mettere al mondo un figlio. Chi nega loro questo diritto in nome del profitto commette violenza.

FINALMENTE DE LUCA NON SARA’ PIU’ IL PADRONE

Un’era scellerata sta per finire. Un’era di nomine senza trasparenza e merito, di favori e poltrone, di incarichi distribuiti agli amici degli amici e malati trattati come merce su cui lucrare, alla mercè di formiche e un’assistenza indegna. Un’era di stipendi d’oro distribuiti a manager incapaci e di dignità svenduta di operatori della sanità, la cui professionalità è stata per troppo tempo calpestata. Un’era cominciata con un paradosso, quella in cui la sanità campana è stata appannaggio esclusivo di un uomo solo a cui, per sua stessa volontà, sono stati attribuiti pieni poteri e un doppio ruolo: quello di Commissario per il piano di rientro in aggiunta a quello di Governatore.

Finalmente, grazie a un Governo di buonsenso, De Luca non sarà più il padre padrone di un settore gestito per il suo esclusivo tornaconto, sulla pelle e la salute dei cittadini della Campania.

Con l’approvazione dell’emendamento al Decreto Fiscale in Commissione Finanze del Senato, viene finalmente reintrodotto quel sacrosanto principio che definisce l’incompatibilità tra i ruoli di presidente di Regione e Commissario per il piano di rientro.

Presto il provvedimento andrà in aula e sarà cancellata, finalmente, la norma ad De Lucam che ha ottenuto come unico risultato quello di devastare la sanità in Campania, dando al governatore il potere di smantellare ospedali, chiudere reparti, accorpare presidi senza alcuna logica, nominare manager a lui vicini anche senza merito e aumentare in maniera spropositata i loro stipendi, il tutto a scapito di una qualità dell’assistenza sanitaria precipitata all’ultimo posto in Italia.

Cittadini e operatori della sanità aspettavano da tempo questo momento e noi con loro.

Stop al più vergognoso dei provvedimenti, con il controllore che coincide col controllato.
Stop a una norma scellerata, imposta due anni fa da De Luca al suo fido scagnozzo e allora premier Matteo Renzi, per fare della sanità il suo personale carrozzone.
Cancellato quel provvedimento che il governatore fece redigere e cucire attorno a sé, così da poter avere mani libere nel distribuire prebende e nomine senza alcun altro fine che quello di guadagnare consensi.

Sistemi come quello costruito da De Luca in Campania stanno cominciando a sgretolarsi sotto i colpi del cambiamento.
Settori come la sanità non saranno mai più appannaggio della politica e dei giochetti di certi suoi esponenti.
Al nuovo commissario daremo tutto il nostro supporto perché la sanità campana possa finalmente rinascere.

LA CAMPANIA NON HA BISOGNO DI NUOVI INCENERITORI MA DI LEGALITA’

La camorra si insinua laddove c’è un business e laddove ci sono opacità e scarsità di controlli. E i rifiuti da sempre rappresentano un business milionario.
Che si tratti della realizzazione di inceneritori, della gestione degli impianti e dei siti di stoccaggio, dello smaltimento dei rifiuti speciali, del trasporto dei rifiuti.
Chi oggi ipotizza di costruire nuovi inceneritori in Campania come strumento per sottrarre alla camorra la gestione dei rifiuti, dimostra poca conoscenza del fenomeno e degli strumenti realmente efficaci da mettere in campo.
Era il 2016 quando un pentito del clan Mallardo, Giuliano Pirozzi, dichiarò nel processo per presunte estorsioni alle pompe di benzina, che il clan di Giugliano era molto interessato alla costruzione dell’inceneritore che doveva nascere a Napoli Est e faceva pressioni per farlo costruire proprio a Giugliano, rientrante nell’area che controllava da anni.

La camorra si sconfigge con la legalità e con i controlli, azzerando ogni opacità nella gestione degli appalti dei rifiuti, inasprendo le pene e aumentando i controlli.
Mettendo in piedi un ciclo dei rifiuti virtuoso, che parta dalla riduzione e dalla raccolta differenziata spinta, in modo da non creare le emergenze che sono terreno fertile per la criminalità.

Un anno fa Campania aveva raggiunto il 51,6% di raccolta differenziata, prima regione del Sud e in linea con la media Italiana (52%).
Se non fosse stata per la “zavorra” di Napoli, con un carico di differenziata di poco superiore al 30% e fermo ai livelli della consiliatura Iervolino, oggi ci ritroveremmo ai livelli del Veneto.
Se le politiche di questa regione, nel complesso, fossero state tese verso la riduzione del rifiuto, oggi non vedremmo agitare ancora una volta lo spauracchio di nuovi inceneritori.
La Campania non ha bisogno di questo.

SAN GIOVANNI BOSCO, VANNO INDIVIDUATE TUTTE LE RESPONSABILITA’

Voglio ringraziare il Ministro Grillo per le sue parole.
È quello che stiamo sostenendo da quando questo vergognoso caso è scoppiato: non si possono cercare capri espiatori solo nei medici e negli infermieri, che lavorano peraltro in condizioni assurde.

Vanno individuate TUTTE le responsabilità, soprattutto quelle in alto, quelle di chi non è intervenuto negli anni per rendere il San Giovanni Bosco una struttura dignitosa: vanno rimossi il direttore di presidio e il direttore generale dell’Asl Na 1.

Gli appalti per le pulizie sono in proroga da 15 anni, nel reparto coinvolto non è stato nominato il primario e neppure il coordinatore infermieristico, nei muri ci sono crepe e le condizioni igieniche già a prima vista non appaiono adeguate, non sono stati fatti adeguamenti strutturali e tecnologici nonostante i soldi siano stati stanziati e tanto altro ancora.
Stiamo preparando un dossier con tutte le carenze igienico-organizzative che faremo arrivare direttamente nelle mani di Giulia Grillo.